(articolo tratto dal n. 9 /2000 della rivista "Cani" - Editoriale Olimpia - Autrice: Daniela Tarricone - vietata la riproduzione, anche parziale)
Non è facile standardizzare la durata degli interventi di modifica comportamentale. In alcuni casi, se i proprietari lavorano bene, i progressi si avvertono in brevissimo tempo, e continuano anche dopo, a lavoro concluso, poiché si è riusciti a modificare il rapporto e soprattutto a rendere più efficace la comunicazione fra il padrone e il cane.
Ciò accade perché i problemi lamentati sono dovuti proprio ad una cattiva comunicazione, quindi intervenendo su di essa, immediatamente cambia qualcosa d’importante e tutto il resto può andare a posto di conseguenza.
Molto più spesso di quanto non si creda, i comportamenti sgradevoli assunti dal cane sono la conseguenza di uno stato ansioso derivante dalla incomprensione dei segnali inviati dai proprietari. Quanto più il padrone diviene abile e coerente nell’emettere segnali, quanto prima il cane si tranquillizza e comincia ad attenersi alle sue richieste. Ciò comporta che il rapporto assume per il cane il valore di cooperazione - un aspetto dell’interazione sociale per il quale è predisposto geneticamente; da quel momento in poi, se i proprietari continueranno a rispettare i canoni della coerenza, il cane continuerà a migliorare, anche a lungo termine, con risultati talora sorprendenti.
I tempi di miglioramento e di “guarigione” possono diventare invece molto più lunghi quando il cane presenta paure molto marcate – le fobie - rispetto a stimoli a cui non è stato sottoposto da cucciolo: ad esempio la paura dei rumori o quella degli esseri umani. C’è un processo di apprendimento di cui spesso abbiamo parlato - la desensibilizzazione sistematica - che è considerato l’unica strada percorribile per aiutare l’animale a superare il timore provocato da un determinato stimolo. Essa consiste nel somministrare lo stimolo negativo in maniera programmata e graduale, partendo da soglie minime, per poi aumentarne via via l’intensità, in modo che l’animale vi si abitui progressivamente. Il processo di per sé funziona in pieno, ma purtroppo, soprattutto per chi abita in città, non è di facile applicazione. Infatti può accadere che, durante il periodo del trattamento, l’animale non possa sottrarsi all’aggressione dei tipici rumori prodotti dal traffico, né alla presenza di persone estranee, per l’ubicazione dell’abitazione in cui risiedono i proprietari. Talvolta la situazione è così sfavorevole e l’intensità dei sintomi fobici (spesso più di uno) così marcata, da rendere difficile l’applicazione di un trattamento.
In questi casi entra in gioco un altro elemento importantissimo, quello che definirei il fattore pazienza, che può giovare moltissimo per la risoluzione definitiva di alcuni casi. Infatti, ci sono soggetti, per esempio molti di quelli che sono cresciuti nei canili, che sembrano completamente incapaci di adattarsi al nuovo contesto di adozione, e per questo motivo purtroppo, prima o poi vi fanno ritorno. Quei pochi che rimangono presso chi li ha adottati, non hanno meriti particolari, bensì la fortuna di essere toccati in sorte a proprietari molto pazienti e particolarmente motivati. Se non si ha la pretesa di ottenere quanto sperato in tempi brevi, quasi sempre - per non dire sempre - si riesce a trovare un modo specifico e peculiare per affrontare e risolvere i problemi di disadattamento dell’animale. L’osservazione e l’intuito, del consulente e del proprietario - un teem che lavora in stretta e produttiva collaborazione - permettono di raggiungere risultati insperati, anche se ottenuti per millimetrici passi. Nel prossimo numero ci occuperemo di uno di questi affascinanti casi.
Ciò accade perché i problemi lamentati sono dovuti proprio ad una cattiva comunicazione, quindi intervenendo su di essa, immediatamente cambia qualcosa d’importante e tutto il resto può andare a posto di conseguenza.
Molto più spesso di quanto non si creda, i comportamenti sgradevoli assunti dal cane sono la conseguenza di uno stato ansioso derivante dalla incomprensione dei segnali inviati dai proprietari. Quanto più il padrone diviene abile e coerente nell’emettere segnali, quanto prima il cane si tranquillizza e comincia ad attenersi alle sue richieste. Ciò comporta che il rapporto assume per il cane il valore di cooperazione - un aspetto dell’interazione sociale per il quale è predisposto geneticamente; da quel momento in poi, se i proprietari continueranno a rispettare i canoni della coerenza, il cane continuerà a migliorare, anche a lungo termine, con risultati talora sorprendenti.
I tempi di miglioramento e di “guarigione” possono diventare invece molto più lunghi quando il cane presenta paure molto marcate – le fobie - rispetto a stimoli a cui non è stato sottoposto da cucciolo: ad esempio la paura dei rumori o quella degli esseri umani. C’è un processo di apprendimento di cui spesso abbiamo parlato - la desensibilizzazione sistematica - che è considerato l’unica strada percorribile per aiutare l’animale a superare il timore provocato da un determinato stimolo. Essa consiste nel somministrare lo stimolo negativo in maniera programmata e graduale, partendo da soglie minime, per poi aumentarne via via l’intensità, in modo che l’animale vi si abitui progressivamente. Il processo di per sé funziona in pieno, ma purtroppo, soprattutto per chi abita in città, non è di facile applicazione. Infatti può accadere che, durante il periodo del trattamento, l’animale non possa sottrarsi all’aggressione dei tipici rumori prodotti dal traffico, né alla presenza di persone estranee, per l’ubicazione dell’abitazione in cui risiedono i proprietari. Talvolta la situazione è così sfavorevole e l’intensità dei sintomi fobici (spesso più di uno) così marcata, da rendere difficile l’applicazione di un trattamento.
In questi casi entra in gioco un altro elemento importantissimo, quello che definirei il fattore pazienza, che può giovare moltissimo per la risoluzione definitiva di alcuni casi. Infatti, ci sono soggetti, per esempio molti di quelli che sono cresciuti nei canili, che sembrano completamente incapaci di adattarsi al nuovo contesto di adozione, e per questo motivo purtroppo, prima o poi vi fanno ritorno. Quei pochi che rimangono presso chi li ha adottati, non hanno meriti particolari, bensì la fortuna di essere toccati in sorte a proprietari molto pazienti e particolarmente motivati. Se non si ha la pretesa di ottenere quanto sperato in tempi brevi, quasi sempre - per non dire sempre - si riesce a trovare un modo specifico e peculiare per affrontare e risolvere i problemi di disadattamento dell’animale. L’osservazione e l’intuito, del consulente e del proprietario - un teem che lavora in stretta e produttiva collaborazione - permettono di raggiungere risultati insperati, anche se ottenuti per millimetrici passi. Nel prossimo numero ci occuperemo di uno di questi affascinanti casi.



