Il fattore aspettativadi Daniela TarriconeDelle speranze e dei presagi (articolo tratto dal n. 11/2000 della rivista "Cani" - Editoriale Olimpia - Autrice: Daniela Tarricone - vietata la riproduzione, anche parziale)
Come ribadito più volte, l'appartenenza ad una razza indica al massimo le predisposizioni comportamentali del soggetto, potremo anche dire: lo stile con cui si esprime, ma non garantisce come si evolverà il carattere dell'animale, la cui formazione - non ci stancheremo mai di ripeterlo - dipende dalla interazione di 2 elementi cruciali: ereditarietà e ambiente; di conseguenza, oltre alla componente genetica, la componente allevamento prima, e la componente educazione e gestione poi, determineranno effettivamente il risultato nel tempo.
Documentarsi sulle caratteristiche di una razza, prima di adottarne un esemplare, è utile soprattutto per comprendere le generiche esigenze della stessa, e per stabilire se l'ambiente di cui disponiamo è idoneo; in altre parole è più saggio stabilire se le condizioni che possiamo offrire sono accettabili per la razza in questione, piuttosto che se ci aggradano le singole caratteristiche previste dallo standard, dato che sicuramente non corrisponderanno mai per filo e per segno a quelle che ci aspettiamo. Per fare un esempio, se il nostro cane è un giovane boxer è probabilissimo che sia un animale estremamente esuberante ed eccitabile, ma che la sua esuberanza si traduca in un ciclone di affettività piuttosto che in un'inguaribile distruttività, dipende da moltissimi fattori, molto spesso collegati più alla relazione con i proprietari e con l'ambiente in cui l'animale vive che non alla sua linea di sangue. Nessuno si stupisce di avere figli dal carattere diametralmente opposto, e spesso persino i gemelli identici sono profondamente diversi. Eppure dai nostri cani ci aspettiamo un'uniformità di personalità che non è plausibile per animali tanto complessi e sensibili. Le delusioni più cocenti le provano non solo coloro che di una razza si sono fatti un'idea troppo teorica "documentandosi" solo sulla carta, ma anche coloro che sono convinti di "intendersene" perché hanno posseduto in precedenza più di un esemplare. In questi casi un comportamento inedito presentato dallo sfortunato ultimo arrivato rischia di venire considerato ingiustificabile, per il solo fatto che non è mai stato manifestato dai precedenti. Questo errore di superficialità viene compiuto perché non si tiene in debito conto della complessità delle reazioni della specie. Di fronte allo stesso genere di condizioni imposte (tempo e spazio disponibili, frequenza di interazioni sociali, ecc. ecc.) ogni individuo ha il suo margine di adattamento e la sua capacità di risposta. Ad esempio un soggetto particolarmente intelligente e vitale avrà molte più difficoltà ad adattarsi a lunghe pause di inattività e di solitudine di uno più apatico, lo stesso vale per l'individuo particolarmente affettuoso e dipendente dall'essere umano. Invece che paragonare inutilmente il povero cane con tutti quelli che lo hanno preceduto è molto più producente modificare i propri comportamenti e le strategie gestionali al fine di favorirne l'adattamento. Anche le aspettative psicologiche del padrone possono risultare frustranti. Vuoti affettivi, istinti genitoriali inespressi e solitudine, sono motivazioni più o meno recondite che diffusamente sono alla base dell'adozione di un pet, ma per la buona riuscita del rapporto, non dovrebbero mai condizionare l'animale e occultare le sue autentiche esigenze |
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