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Il fattore ruolo

di Daniela Tarricone

Della guida e del comando

(articolo tratto dal n. 3/2001 della rivista "Cani" - Editoriale Olimpia -  Autrice: Daniela Tarricone - vietata la riproduzione, anche parziale)

Parlando di animali - e in particolare di cani - i luoghi comuni non mancano, tutti sembrano possedere la ricetta portentosa, ognuno ne sa una più degli altri o ha il segreto per comunicare alla perfezione con Fido. Purtroppo questi luoghi comuni non solo non hanno un riscontro scientifico ma sono molto spesso profondamente contrari ai principi di rispetto stesso dell'animale. Senza entrare in merito a detti popolari in verità persino crudeli, soffermiamoci solo su quanto comunemente si va dicendo in relazione a chi è riconosciuto dal cane come il vero padrone. C'è chi sostiene che sia solo chi gli procura da mangiare, chi invece insiste a dire che colui che più conta è chi fa la voce più grossa, chi scommetterebbe che il cane si attacca prima di tutto a chi lo accudisce quando è piccolo o a chi lo fa giocare. L'errore che ricorre è quello di voler generalizzare, partendo da personali esperienze che di per sé non rappresentano affatto la linea di condotta valida per  altri soggetti o altre situazioni, per la miope convinzione che tutti gli appartenenti alla specie Canis familiaris siano perfettamente identici dal punto di vista psicologico. Invece, trattandosi di animali complessi ed evoluti - come detto infinite altre volte - non è corretto generalizzare, se non sui principi da adottare. Coerenza  e fermezza sono senz'altro i due principi fondamentali sempre validi per la gestione e per il rispetto del cane, ma i modi, i termini e i limiti entro cui esercitarli devono essere calibrati di volta in volta.
Partiamo dall'esempio del cibo: quanto sia importante colui che ogni giorno gli somministra i pasti dipende innanzi tutto da quanto per il singolo soggetto è importante il cibo; per alcuni non lo è affatto, per quelli più voraci è il fulcro di ogni interazione con l'essere umano. Non solo, ma assistiamo anche a cambiamenti nel corso della vita dell'animale, infatti per il cucciolo chi si occupa della sua alimentazione può essere la persona di riferimento per eccellenza fintantoché non raggiunge la maturità, poi il comportamento dell'animale può modificarsi perché il rapporto di attaccamento "filiale" lascia il posto ad un altro genere di relazione. Durante le consultazioni comportamentali, non è raro sentire dire dai proprietari che il loro cane, che fino a pochi mesi prima era sempre stato docile e innocuo in ogni situazione, una volta raggiunta la maturità sessuale abbia morso proprio chi si occupava della sua alimentazione. Lo stesso vale per la gestione generale dell'animale: non sempre il cane rispetta o continua a rispettare chi si prende cura di lui, portandolo fuori, spazzolandolo o giocando. Il segreto è un altro, quello di emettere segnali chiari riguardo alla nostra superiorità gerarchica, che al contrario di come molti pensano, non si esprime con la durezza, bensì con il dimostrare di saper prendere l'iniziativa in ogni occasione.
Esempio: se all'avvicinarsi dell'ora del pasto, il cane sa che se abbaia insistentemente si accorciano i tempi di attesa e  la padrona si sbriga prima a fornire la pappa, quel gesto non sarà certo inteso dal cane come un segnale di leadership della proprietaria; al contrario la povera donna sarà vista dal cane come un inferiore che non assolve in maniera abbastanza soddisfacente i suoi compiti. Lo stesso vale per la passeggiata: in genere il cane adulto esprime un forte attaccamento per chi lo porta fuori ogni giorno; ma se a decidere quando uscire, dove andare e quando tornare è Fido, se con un po' di proteste vi convince a cercare il guinzaglio e a condurlo fuori di corsa, non gli segnalerete che voi siete il capo, bensì che la vostra posizione gerarchica  è subalterna alla sua. Scegliere invece il momento in cui far fare a Fido ciò che più apprezza (es. mangiare, uscire, giocare) richiedendogli sempre prima l'adesione ad una richiesta (es. siedi e resta) dà al cane il segnale inequivocabile della nostra superiorità gerarchica e del nostro ruolo di guida.